Mario "Maci" Battaglini

 


 

 

 

 

Quando si parla di rugby a Rovigo e scontato che ben presto si parli di Mario (Maci) Battaglini. Maci appunto,  come tutti lo ricordano e come tutti lo chiamavano a Rovigo, è l’abbreviativo di Macistin come lo chiamò la mamma vedendo il suo bambino grande e grosso, Maci restò il suo nome per sempre tanto più che crescendo divento davvero un uomo dal fisico imponente (135 kg per 185 cm di altezza). Maci è nato e crescito nel quartiere di San Bortolo e da vero sportivo praticò diverse discipline, lancio del peso, del giavellotto, calcio (il suo primo amore) rugby e boxe.

Maci giocò a calcio fino al 1936 per poi passare al Rugby quando in un freddo novembre del 1936 egli prese per la prima volta fra le mani un pallone ovale che Dino Lanzoni aveva portato da Padova e lo fece vedere agli amici al’Ippodromo, spiegò come si giocava e le regole fondamentali e così nacque il Rugby Rovigo e la leggenda di Maci Battaglini, personaggio che tanto ha dato alla città di Rovigo che alla sua morte gli è stato dedicato lo stadio di rugby e che si chiama appunto Mario Battaglini.

Maci iniziò nel ruolo di seconda linea nella  squadra della GIL di Rovigo partecipando al campionato nazionale GIL 1936-37  poi andò all’Amatori Milano, la squadra più titolata d’Italia. Non aveva ancora 20 anni quando disputò il suo primo campionato in serie A vincendo lo scudetto e risultando il miglior marcatore del torneo. Tornò a Rovigo nel 1940 per giocare con il Rovigo che in quell’anno riuscì ad iscriversi per la prima volta al campionato  Serie A

Intanto arrivò la guerra e Maci partì per il fronte Russo dal quale nonostante quello che successe in quell’inferno riuscì a tornare decorato con una medaglia di bronzo al valore per aver salvato un suo commilitone. Al ritorno a Rovigo finita la guerra Maci si dedica completamente alla sua passione e riorganizza la squadra e si comincia a dar loro il nome di Bersaglieri perché molti di loro avevano svolto il servizio militare in questo corpo e anche perché proprio il rossoblu  sono i colori dei Bersaglieri, finalmente nel 1946 il campionato riparte con Maci protagonista grazie alla marcatura di 45 dei 178 punti realizzati dalla squadra

Per Maci è il momento di fare il salto  di qualità e così  nella stagione 1947-48 va a giocare  in Francia è fra i primi rugbisti  italiani a giocare fuori dal suo Paese, fu soprannominato in Francia Le grand Batta oppure Le roi des buteurs (Il re dei marcatori), in ragione della sua precisione nei calci piazzati; tra i suoi gesti tecnici più rilevanti figura la trasformazione tra i pali di un piazzato da 63 metri di distanza dalla linea di meta ai tempi della militanza nel Vienne.

Al ritorno a Rovigo era considerato  un mito, è nella piena maturità ed è diventato un giocatore di rugby completo. Si stava arrivando al primo Rovigo tricolore. Quella squadra segnò un’epoca vinse altri tre scudetti. Maci non parteciperà alla conquista dello scudetto vinto nel 1954 dai “Bersaglieri”; ad inizio stagione andò a Treviso per fare l’allenatore-giocatore arrivando allo spareggio proprio contro il “suo” Rovigo. Bisognerà però attendere il 1962 per rivedere i rossoblu con tricolore sul petto. Maci scese in campo l’ultima volta da giocatore nel 1955, poi allenò dal 1955 al 1969 le Fiamme Oro Padova , il Treviso, il Rovigo ed il Petrarca.

Maci si spegne in seguito ad una banale caduta in bicicletta il primo gennaio del 1971 all’ospedale di Padova.

Maci un mito e una leggenda del rugby italiano, un gigante , uno dei personaggi più amati e stimati per le sue doti sportive e umane di Rovigo, colui che ha fatto si che Rovigo a volte si identifichi con il rugby e basta andare allo stadio a lui intitolato per sentire quanto sia importante questo sport per la città.

La sua maglia al Museo del Rugby

 

 

 

maci battaglini

 

 

 

 

 

Old Rugby Rovigo